Nel 1892, Arthur Conan Doyle pubblicò su Harper's Magazine il racconto "Lot No. 249", un'innovativa storia dell'orrore ambientata all'Università di Oxford che rivoluzionò il mito cinematografico della mummia. Scritto durante il periodo dell'Egyptomania vittoriana, quando la fascinazione europea per l'antico Egitto era al suo culmine dopo la campagna napoleonica e la scoperta della Stele di Rosetta, il racconto di Doyle fu il primo a presentare una mummia rianimata come creatura genuinamente pericolosa, controllata da un moderno studioso attraverso antiche formule magiche egizie.
Quasi un secolo dopo, nel 1990, questo innovativo racconto trovò nuova vita nel segmento "Lot 249" del film antologico "I Delitti del Gatto Nero" (conosciuto negli Stati Uniti come "Tales from the Darkside: The Movie"). La trasposizione cinematografica, diretta da John Harrison, non si limitò a una semplice modernizzazione, ma operò una completa reinterpretazione del materiale originale: trasferì l'azione dall'Inghilterra vittoriana a un campus universitario americano contemporaneo e, cosa ancora più significativa, invertì completamente la prospettiva narrativa trasformando l'antagonista del racconto originale (Edward Bellingham) nel protagonista vittimizzato del film.