con James Garner, Yves Montand, Eva Marie Saint, Toshiro Mifune
La storia segue le vicende sportive e private di quattro piloti: Pete Aron, statunitense caduto in disgrazia a seguito di incidente, cerca un nuovo ingaggio; Scott Stoddard, campione britannico, dopo il grave incidente col suo ex compagno di squadra Aron, lotta per tornare a competere e vincere; Jean Pierre Sarti, pilota francese di punta della Ferrari, di lunga esperienza e con due titoli vinti, medita il ritiro; Nino Barlini, giovane campione delle moto, siciliano e aspirante al titolo con la Ferrari.
E' una pellicola che riesce a amalgamare bene vicende sentimentali e azione, un termine di paragone del genere sportivo che ebbe in quegli anni sino ai '70 una certa produzione, purtroppo spesso mediocre. Tra i vari interpreti di spicco, primeggia Yves Montand che ben incarna il prototipo del pilota-eroe solitario che sfidando la sorte a bordo di 'una bara con benzina tutta intorno', lotta contro se stesso e i propri fantasmi. James Gardner fu il solo ad avere abilità di guida tanto da prendere lezioni dal celebre pilota american Bob Bondurant.
Girato con evidente passione dal regista, il film è avvincente dal primo all'ultimo fotogramma (e sono tre ore !) , riuscendo a calare lo spettaore nel mondo della massima formula automobilistica, sia attraverso l'uso dell'innovativa tecnica dello split screen, usata da Frankenheimer ora per inquadrare ossessivamente dettagli di corsa come i piedi dei piloti sui pedali, le candele, i bulloni, i tubi di scarico, i cilindri del motore e le parti meccaniche sollecitate; ora per affiancare alla gara momenti di vita privata e stralci di interviste dove i piloti si raccontano; sia attraverso telecamere montate sulle auto da corsa che permettono allo spettatore di seguire la Formula 1 di ieri come lo si fa oggi nelle dirette televisive. La pellicola ha un carattere semi-documentaristico per la presenza massiccia di corridori celebri e per le numerose riprese di gare dal vivo, per questo può essere particolarmente apprezzata dai veri appassionati, informati della storia delle corse, che riconosceranno nelle vicende, nei dialoghi, nelle affermazioni, episodi e parole dette e accadute veramente, in contesti simili. All'inizio della lavorazione il regista ebbe difficoltà a causa della reticenza di Enzo Ferrari ( qui si cela dietro la figura di Manetti ), che temeva un prodotto celebrazionista o ipersensazionalista, ma dopo che Frankenheimer gli ebbe mandato trenta minuti girati a Montecarlo, l'Emiliano rimase entusiasta al punto da aprire al regista le porte del reparto corse della sua fabbrica e di fatto l'intero mondo della Formula 1, che collaborò attivamente alla lavorazione: le scuderie principalmente coinvolte furono la Jordan BRM, la Ferrari e la McLaren, oltre a vetture di Formula 3 camuffate e fatte correre appositamente, mentre numerosi sono i nomi dei piloti che si prestarono: Phil Hill, Graham Hill, Chris Amon, Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti, Jack Brabham, Juan Manuel Fangio, Nino Farina, Richie Ginther, Bruce McLaren, Jochen Rindt... Da adrenalina l'inizio del film con la partenza e la gara di Montecarlo vissute come dal vivo e il finale sul circuito di Monza che nel film prevede la riapertura della sopraelevata o anello di velocità, nella realtà chiuso alla Formula 1 dal 1961 a seguito dello scalpore suscitato dal terribile incidente di Von Tripps sul rettilineo del traguardo.
Intelligentemente il regista lascia parlare il rombo dei motori durante le gare, ma è curioso l'utilizzo della colonna sonora come ouverture e entr'ecte, forse con l'intenzione di parafrasare cinematograficamente la celebre frase di Enzo Ferrari che accostava la bellezza del suono dei suoi motori ad una sinfonia, anche se il conterraneo di Verdi aveva in mente ben altri motivi che non questo tema principale a volte marcatamente fanfaristico.