Ogni mattina il cuoco si sveglia prima del sole.
La città dorme ancora, ma lui è già in piedi, con la testa piena di ingredienti e il cuore che batte al ritmo frenetico della cucina. Non è solo un lavoro, è una vocazione. Ma è anche fatica, sacrificio, e spesso dolore.
Appena varca la soglia del ristorante, l’aria ha già un odore familiare: cipolle appena tagliate, spezie, fondo bruciacchiato di una pentola che ha cotto tutta la notte. La cucina è ancora silenziosa, ma non durerà. Bastano pochi minuti, e le pareti iniziano a vibrare di ordini urlati, coltelli che battono sui taglieri, pentole che sfrigolano sull’acciaio rovente.
Il cuoco non si ferma mai. Otto, dieci, a volte dodici ore